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Ci è giunta notizia che un satellite spaziale ha avvistato in direzione del globo terrestre una luce incandescente a forma di stivale nella notte del 9 luglio.... Un evento storico............
Correva il giorno 9-7-2006 ed erano esattamente le 22:41 quando i cuori di ogni anima tricolore cessano di essere per pochissimi attimi.
Un palpito........ La grande gioia......... E' il delirio tricolore........ La penisola sfocia in lacrime di felicità tanto da far salire il livello del mediterraneo..... Tutto il mondo per un brevissimo istante ha il dovere d'inchinarsi ai migliori del mondo: l'ITALIA......... Già l'ITALIA, fino al 2010 sarà sul tetto del mondo e da lassù, potrà ammirare insieme alle stelle del firmamento le meraviglie che ha compiuto in queste ultime 720 ore.
Un grazie a voi giocatori che ci avete sempre creduto e al mister che come un domatore ha fatto danzare i suoi 23 leoni azzuri nel circo tedesco.
Sono stati 30 giorni di ansie, preoccupazioni, attese, interminabili sudate, ricordi memorabili, ricordi dolorosi.
Ma soprattutto sono stati giorni di speranze........ Speranze infinite, quelle piccole fiammelle che per spegnere non basterebbero i 3 oceani. Già da tempo, l'aria sopra le nostre teste odorava di fiducia e convinzione. Guardando il cielo si vedeva chiaramente che col passare dei giorni, esso, diventava di un azzurro sempre più intenso. In pochi sono riusciti con i propri occhi a trapassare le condizioni climatiche per ammirare questa tavolozza di colori schiarirsi giorno per giorno. Una gran parte di "italiani" invece, dava questo paese per perso. Abbandonato a se stesso. Partita dopo partita i segnali di potercela fare erano sempre più evidenti.
ITALIA-GHANA. 2-0. L'approccio iniziale, quello più importante, è senza dubbio una chiara chiave di lettura che l'Italia cè. Sia con la testa che con le gambe.
ITALIA- USA. 1-1. La consapevolezza di dover sudare più del previsto, di rimanere coi piedi per terra perchè ogni nazione gioca per vincere non per partecipare.
ITALIA- REP.CECA. 2-0. La risposta a tutti coloro che dopo una prestazione non brillante butterebbero 23 combattenti nel rusco. Il nostro paese non ha bisogno dei vostri commenti.
ITALIA-AUSTRALIA. 1-0. La tensione e qualche paura si fanno sentire. Ciò che conta è rimanere lì con la testa fino alla fine. E' quello che abbiamo fatto. A volte serve anche un po' di fortuna.
ITALIA-UCRAINA. 3-0. La prova di maturità. Ora siamo certi di poter giocare con chiunque. Hanno tutti paura di noi adesso.
ITALIA-GERMANIA. 2-0. E' finalmente arrivata una squadra grossa di fronte a noi. Può accadere di tutto questa sera del 4 luglio. Molti, nonostante fossimo arrivati fino alla semifinale, osavano ancora dire che, incontrando una squadra di prima fascia saremmo tornati a casa. Con orgoglio e soddisfazione posso ora urlare a squarciagola che si sbagliavano di brutto. I nostri tirano fuori dal cilindro una magica partita. Ma la Germania è sempre la Germania e soprattutto gioca in casa con tutto lo stadio a favore. Quando lo spettro dei rigori comincia a riecheggiare nelle nostre anime, la perla di Fabio Grosso emerge dalle profondità degli abissi e balza in superficie come il sinuoso viaggio di un delfino da una costa all'altra. Non scorderò mai il suo volto in lacrime dopo il gol. Il 2 a 0 di Del Piero è una carezza al pallone che si deposita nella culla della rete come il bacio di una mamma al suo piccolo, prima della nanna. E' grande festa. Si va a Berlino per conquistare la coppa. Il 4 luglio 1776 avevano di che gioire gli americani da allora liberi. Il 4 luglio 2006 avevano di che gioire gli italiani da allora rispettati calcisticamente. Due tipologie di gioie diverse senza dubbio, ma entrambe salutate da lacrime di felicità asciugate dalle bandiere a stelle e strisce e dalle bandiere tricolore. Nonostante tutto però, ci si sente ancora in gabbia. Già, perchè le urla di festa, di sfogo, di gioia, sono ancora intrappolate in quel pugno chiuso rivolto al cielo nell'attesa di superare l'ultimo scoglio per godere del mare aperto con i suoi colori, le sue onde, la dolce brezza che ti accarezza il viso. E poi, pochi attimi dopo quello stesso pugno scende all'altezza del petto e con leggerezza si apre come una rosa a maggio. Lo contempli per qualche istante e ti accorgi che come cinque sono le dita della tua mano così cinque sono i giorni che mancano all'appuntamento con la storia. Non si può mancare.
ITALIA-FRANCIA. 6-4. Ancora una volta ci tocca la Francia. Sta cominciando a diventare una classica. Inevitabili sono i paragoni di ricordi amari coi vecchi tempi. Quei famosi rigori di 8 anni fa in uno stadio stracolmo di francesi e quei supplementari mai ipotizzabili di 6 anni fa. Ora ci si può svegliare da quegli incubi per infliggere ai francesi una memorabile sconfitta. E' il nostro momento. Non possiamo farci sfuggire questa occasione irripetibile. E' già un'emozione forte quando viene cantato l'inno. E mentre i volti dei nostri giocatori scorrono sullo schermo ti accorgi che quella sarà l'ultima volta che verrà cantato per questi mondiali. Forse in quei momenti affiora un po' di nostalgia. Ma basta ammirare il viso di Gennaro Gattuso durante l'inno per far prevalere in noi tutto l'orgoglio di appartenere a questa nazione. Subito dopo il rigore di Zidane sembrano calare le tenebre. E' come trovarsi nel letto, nel cuore della notte avvolti da tiepidi sogni quando all'improvviso una gelida lama di acciaio trafigge il tuo costato. Il risveglio è dei più dolorosi. Da veri combattenti però, con tutte le forze in corpo tentiamo di risalire. Ne viene fuori uno splendido pareggio e una chiusura di tempo ottima. La benzina d'altro canto non dura di più e inevitabilmente subiamo i francesi per i restanti 75 minuti. Non cè modo di evitare i rigori. Da questo momento in poi i battiti dei nostri cuori penso abbiano raggiunto la velocità della luce tanto da non sentire più niente. Una miriade di emozioni ha attraversato le menti di milioni di italiani. Per pochi minuti la penisola ha avuto un arresto cardiaco. Non posso certo narrarvi delle emozioni di tutti, ma le mie sì. Volevo assolutamente che fossimo noi i primi a calciare. Fu così. Dopodichè non ci crederete mai, ma quando è stato il turno di Trezeguet ero fortemente convinto che sbagliasse il rigore. Il mio corpo attorno a se stesso aveva una membrana elettrica. Una sensazione stranissima. In quel momento i pensieri nella mia mente si erano convertiti in parole senza che io me ne accorgessi. Stok. Traversa. Con grande gioia accogliemmo tutti quel pallone stampato sul legno. Ora è il momento di non sbagliare più un colpo. Tocca a Del Piero. Sul proiettore ricompare improvvisamente Roberto Baggio con la testa china verso il manto erboso e il volto nascosto dal codino simboleggiante la dolorosissima sconfitta per l'intera nazione in quell'ormai lontana notte del 17 luglio 1994 a Los Angeles. E' un'immagine che scorre con immane lentezza. Il codino sparisce, la testa calva dov'è? Rieccola. Parte Alex. Gol. L'ultimo lo tira Grosso. I primi 4 sono stati calciati in maniera esemplare. Anche l'ultimo non può essere da meno. Non scorderò mai nella mia vita quando in quella sala del "Villaggio" aleggiava nell'aria solo l'ansimare delle nostre membra. "Prima dell'ultimo tiro voglio alzarmi da questa sedia e uscire un attimo" mi dissi. Ricorderò sempre anche quel momento. Quando mi alzai e Jacky mi disse: "Mauri torna là!". Non so cosa mi spinse a risedermi. Importa poco ora. Nel precisissimo momento in cui il pallone toccò la rete tutti i sensi del mio corpo impazzirono. Mentre tutti i "regaz" del "Villaggio" saltavano, gridavano di gioia, io volevo piangere. Non ci riuscii tanto. Alla fine, in mezzo alla folla a urlare a squarciagola qualche lacrima fu versata. Tutte le emozioni, le ansie e le tensioni potevano ora uscire dai nostri corpi e sfogarsi. E' il momento del tripudio, del trionfo, dell'infinito e oltre............
E' l'ora delle bandiere al vento. Più in alto che potete affinchè il mondo si accorga di ciò che è accaduto. Sventolate pure con soddisfazione e non importa con quale mano lo facciate. Questa notte non cè idea politica che regga. Non cè colore che regga. E' un arcobaleno che si fonde di un azzurro intenso dalle Alpi alla Sicilia come cita il nostro inno. E' il caos genrale. Le piazze gremite di anime in festa. E tutte festanti per lo stesso motivo. Trovate, se riuscite, così tante persone che abbiano gioito per un unico obiettivo raggiunto nella storia sportiva dell'Italia. Anche le auto si fanno sentire. Strombazzamenti di clacson ovunque. E' una marcia trionfale lungo tutta la via Emilia. Ai bordi delle strade la gente accoglieva con bandiere e cori il passaggio di noi quattro "sbandati" su di una splendida Punto azzurra. Io guidavo, urlavo l'inno con il volume al massimo e strombazzavo il clacson più che potevo. Gardo reggeva fuoti dal finestrino, il tricolore. Jack urlava e filmava. Sando era il prezioso uomo di compagnia. Durante il nostro passaggio sembravamo degli eroi di ritorno dalla guerra. Ma questo è stato solo un piccolo flash. Il caos generale nel centro di Bologna ve lo lascio immaginare. E' stato indescrivibile vedere così tanta gente uscire di testa. Le immagini in quel momento scorrevano lentamente davanti ai miei occhi. Per un piccolissimo istante tutto era stato cancellato: l'adolescenza travagliata da molteplici sconfitte, legami smarriti, persone perdute, tutte le paure che possono accompagnarci nella vita. In quel momento prevaleva solo la voglia di pazzia totale. Molti, a mio modo di vedere le cose hanno provato questo. Anche perchè dentro di noi si rifugiava la domanda su quando tutto ciò sarebbe potuto ripetersi................ La risposta è la speranza.
Anche ora che sono già passati alcuni giorni dalla conquista del mondiale è parecchio suggestivo attraversare le strade della provincia e vedere nelle terrazze degli italiani sventolare il tricolore. Davanti ai miei occhi è persino passata un'automobile con la carrozzeria color verde-bianco-rosso. Originale. Pure i lavoratori che stanno rifacendo la tangenziale sotto il sole cocente di luglio non mancano di unirsi a questo spettacolo. Ebbene sì, i loro piccoli trattori sporchi di fango e catrame hanno esposto una pulitissima bandiera italiana e mentre sfrecci tra l'aeroporto e l'uscita lame, nel vedere questo, il cuore ti si riempe di gioia.
Riguardando le immagini dei festeggiamenti azzurri dopo la partita sembra una situazione alquanto surreale. Forse ci vorrà del tempo per capire bene cosa è successo. Vorrei pertanto ringraziare ancora una volta tutti i nostri gladiatori per l'impresa storica che hanno compiuto facendoci librare nel più alto dei cieli a pochi centimetri dalle stelle più splendenti. Da Amelia a Zaccardo e tutto lo staff. Ma concedetemi un ringraziamento speciale a Marcello Lippi, il Virgilio che ha preso tutti per mano accompagnandoli per un viaggio lungo 2 anni alla conquista dell'Eden. Lippi meglio di Ulisse. E' salpato nel settembre del 2004 con il vento contro. Assieme ai suoi condottieri ha attraversato i mari delle critiche, i mari delle provocazioni, i mari delle inchieste. Nonostante tutto, la nave tinta d'azzurro è sbarcata vittoriosa grazie alla forza del gruppo compatto. Ulisse tornò solo. Lippi no. Con i suoi allievi a urlargli: "Capitano mio capitano" ha messo piede nell'isola che non cè. Lì, ha trovato una nazione orgogliosa di donare una calorosa accoglienza.
Ora Marcello lascia la nazionale. Dispiace sicuramente a tutti. Questo ciclo è finito. Le motivazioni dell'abbandono sono comunque valide. Lippi così facendo lascia a tutti noi uno splendido ricordo. Il saluto all'apice della sua carriera è il modo migliore di ricordare un vincente. Perciò....... Grazie Marcello per ciò che ci hai fatto provare e salutaci Viareggio.
Questo mondiale è proprio di tutti.
Di coloro che ci hanno sempre creduto sin dall'inizio.
Di quelli che non ci hanno mai creduto sperando possano ora capire certe cose.
Degli italiani all'estero che anche se lontani hanno assistito la propria squadra.
Delle persone che avrebbero voluto esserci.
Di quei......... che a Coverciano riempivano i giocatori di insulti.
Dei missionari che non hanno potuto seguire la nazionale da vicino.
Ma più di ogni altra cosa questo mondiale è della SPERANZA. La speranza che questa ondata di acqua fresca e pulita crogioli nel nostro paese ed elimini le impurità.
Alla fine, dopo tutte queste emozioni subentra un po' di stanchezza. Rivolgendomi a voi, lettori di questo mio pensiero e a tutti gli italiani vi prego di non cancellare dalle vostre menti questo splendido ricordo. E ai ventenni di oggi auguro con tutto il cuore che un giorno i vostri figli vi chiedano: "Papà, mamma cosa è accaduto quella notte del 9 luglio 2006?"
Infine sono convinto che lassù, da qualche parte, Dante stia dedicando un sonetto agli azzuri. Ma questa volta è diverso. Non lo affiggerà davanti alla porta dell'Inferno, ma davanti a quella del Paradiso....................
Grazie ragazzi..............................
"IL CIELO E' AZZURRO SOPRA BERLINO" (Marco Civoli) |