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Sono passati otto anni da quel 20 maggio del 1999, giorno in cui fu assassinato dalle Br il giuslavorista Massimo D'Antona, mentre andava a lavorare nel suo studio di Roma in via Salaria. Per l'omicidio del docente di Diritto del lavoro a "La Sapienza" di Roma, sono stati condannati Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, per i quali la Corte d'assise d'appello di Roma ha confermato, il 6 giugno del 2006, le condanne all'ergastolo precedentemente emesse dalla Corte d'assise di Roma l'8 luglio del 2005.
E la manifestazione è anche dedicata a loro, i brigatisti detenuti in regime di carcere duro, il famigerato 41 bis, nel carcere de L'Aquila. Il comunicato che gira sul web parla chiaro: "È necessario continuare a manifestare la nostra solidarietà non solo nei confronti dei compagni arrestati il 12 febbraio, ma anche verso tutti i prigionieri comunisti e anarchici rinchiusi nelle galere italiane, spagnole, francesi, turche, e in particolare ricordando i 7 compagni rivoluzionari in regime di completo isolamento in 41 bis rinchiusi nelle carceri italiane tra cui Parma e L’Aquila".
A scrivere è il centro sociale Gramigna di Padova, lo stesso che è salito agli onori della cronaca il 12 febbraio scorso quando la Digos ha arrestato 15 persone accusate di far parte delle Brigate Rosse. Parte degli arrestati frequentava quel centro sociale. E ora, il Gramigna si mobilita per "raccogliere l’estesa solidarietà con la prospettiva di creare un fronte più ampio possibile contro la repressione di stato; per rilanciare la lotta in difesa degli spazi occupati e di agibilità politica del movimento di classe; per rompere l’isolamento nei confronti dei compagni arrestati".
Un appello che farà discutere visto che si appoggiano e si invitano i "lavoratori, studenti e proletari in generale ad organizzarsi, molto spesso anche al di fuori delle logiche istituzionali". |