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Si è inaugurata il 12 giugno la mostra “Van Gogh – gli ultimi paesaggi” che sino al 16 settembre esporrà presso il museo Thyssen-Bornemisza di Madrid alcune delle opere realizzate da Van Gogh (1853-1890) nei suoi ultimi due mesi di vita trascorsi presso la tranquilla località di Auvers-sur-Oise, a 35 km da Parigi.
Magistralmente costruito, l’itinerario della mostra inizia con alcune parole tratte da una lettera di Van Gogh su un paio di articoli comparsi a Bruxelles ed in Olanda. Questa sua lettera è datata 12 giugno 1890 che è anche il giorno dell’inaugurazione della mostra.
Il 20 maggio del 1890, dopo l’ultimo e lungo ricovero nell’ospedale di Saint-Rémy, Vincent Van Gogh come di consueto aiutato dal fratello Theo, arrivò a Auvers-sur-Oise. Poiché Vincent era bisognoso di attenzioni, l’amico Cezanne aveva messo in contatto i Van Gogh con il Dottor Paul Ferdinand Gachet. Egli stesso pittore e appassionato di arte accettò di assistere Vincent durante il suo soggiorno a Auvers.
Il periodo fu breve ma produttivo e fecondo, in 70 giorni Vincent realizzò infatti 70 quadri e circa 30 disegni.
Nonostante la necessità di riposare questo periodo fu caratterizzato quindi da un ritmo frenetico quasi come se l’artista fosse già consapevole del drammatico gesto che avrebbe presto compiuto.
Il tema centrale di questo periodo fu la contrapposizione fra vecchio e nuovo. Lo stesso Van Gogh in una lettera del 21 maggio scrisse:“ le ville moderne e le case borghesi mi sembrano quasi belle come le case che stanno andando in pezzi”. Vincent tentò qui di realizzare una sintesi della sua vita: le vecchie case gli ricordavano l’Olanda della sua giovinezza, le nuove rappresentavano la sua vita di Parigi.
In questo periodo si dedicò inoltre a realizzare molti quadri dal soggetto comune, i campi di grano, un filone a cui si era dedicato con insistenza ed ossessione sia a Saint-Rémy che ad Arles.
L’inquetudine di Vincent proseguiva ed infatti sentiva ancora il bisogno di trattare i temi affrontati durante la sua malattia e i suoi ricoveri, inoltre cercava di realizzare una sintesi della sua vita attraverso l’interazione di vecchio e nuovo. Qualcosa di irreparabile era nell’aria e il sentirsi abbandonato a causa di un mancato arrivo a Auvers del fratello Theo che per motivi di salute e di lavoro dovette rinunciare alla vacanze, contribuì al drammatico epilogo: il 27 luglio del 1890 vagando per i campi con una rivoltella, Vincent si sparò al petto e cessò di respirare dopo due giorni di agonia.
Il tema del vecchio e del nuovo che viene evidenziato durante il percorso della mostra, in realtà è anticipato all’inizio con una serie di fotografie che vedono la Auvers-sur-Oise del 1900 circa confrontata con quella odierna. Piacevole e chiara, la mostra ospita anche alcune opere di Pissarro, Daubigny,Cezanne, tutti celebri ospiti di Auvers a cui anche Van Gogh aveva reso omaggio durante il suo soggiorno. Fra le sue magnifiche opere presenti ricordiamo infatti anche "Il Giardino di Daubigny".
Non si può non notare però un grande assente, il famosissimo quadro "Campo di grano con corvi" che considerato da molti l’ultima opera di Van Gogh (in realtà Paul Gachet nel suo libro 70 jours de Van Gogh à Auvers fa risalire questa opera al 10 luglio del 1890) avrebbe dovuto trovare assolutamente posto in questa mostra così ben realizzata dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.
Per informazioni: www.museothyssen.org |