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Oggi più che mai l’anziano rappresenta lo “scrigno” fondamentale per custodire, dall’oblio di un tempo che li scalfisce sempre di più, storie, costumi e valori. La terza età rappresenta, soprattutto per la società odierna, che è in continua trasformazione, un potenziale inespresso, che deve necessariamente essere valorizzato a beneficio dell’intera comunità. Diviene indispensabile quindi, trasformare l’anziano in uno degli interlocutori fondamentali della società attuale. L’anziano, infatti, non incarna in sé solo i segni di un’evidente maturità, una terra sulla quale si possono rinvenire i passi calcati da quei sandali che sorreggono un bagaglio di saggezza, né solo un tempo remoto, di un passato ancestrale, profondo, culla delle sue origini.
Gli anziani invece, rappresentano, sì il passato, ma un passato su cui costruire il futuro, per reimpostare uno stile di vita basato soprattutto sulla disponibilità ad amare, sul prendersi cura dell’altro, dell’imparare a comprendere un mondo mutato e a volte incomprensibile, a valorizzare e incarnare quei valori di fondo che sostengono la vita.
La comunità sociale è chiamata a stimolare l’anziano integrandolo attivamente nelle attività sociali, sviluppando progetti assistenziali ed animativi.
E’ necessario che la società si impegni a far sentire ancora "utili" tanti veterani, a far nascere in loro il desiderio di vivere in modo più naturale possibile la bellezza dell'anzianità, perché l’anziano è anzitutto e sempre dono per la sua comunità.
Bisogna far si che gli anziani non si abbandonino alla rassegnazione di un corpo e di una mente che fatica ad andare avanti, a lottare, e che quindi spesso e volentieri li costringe a nascondersi dietro un “vetro” per cominciare a non vivere.
La società deve tener conto di tale situazione e non ignorarla, offrendo la possibilità ad ogni persona, giovane o anziano che sia, di continuare a cercare dentro ogni cuore la forza per lottare ancora, di continuare ad essere "solo" persone e non vecchi.
È fondamentale che si innalzi un grido contro l’indifferenza, il non voler comprendere a tutti i costi che molti sono ancora coloro che possono dare e ricevere, ma soprattutto che non si faccia frutto del grande valore che ha la terza età nella nostra società.
Anche se i più recenti avvenimenti hanno messo a rischio un ruolo, che finora non era nemmeno in discussione, non possiamo permettere che qualsiasi uomo in età avanzata si “accucci” sulla sponda di una vita che non riconosce più sua, e si lasci continuamente pilotare e gestire da altri. Né possiamo permettere che il tempo compi il suo percorso, mentre noi restiamo a cullarci nascosti dietro un alibi di sabbia, perché all’ora, sarà inutile cercare di accendere la luce, trovando inutili soluzioni, perché il buio ormai sarà già calato.
Invece, è proprio il confronto con l’oggi che rende vitale unire le forze, i propri vissuti, le proprie esperienze, perché anche se l’anziano non può più essere presente allo stesso modo degli anni spensierati della giovinezza è sempre e rimarrà sempre una risorsa. |