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Quella che oggi e io tento di scrivere non è una recensione, assassino sarebbe colui che tenderebbe di fare ciò con una trama così spettacolare come quella di Harry Potter(oltre che masochista considerato il numero dei grossi tomi ),ma è un semplice articolo rivolto a coloro che di Harry Potter non sono riusciti ad apprezzare il valore, dedicato a coloro che non sono riusciti ad entrare in questo mondo, a coloro che non sono riusciti ad andare oltre quel che di impatto sembra la solita storia di fantasia: rivolta a coloro, insomma, che non sono riusciti a percepire il valore simbolico e morale che in esso è racchiuso e che rende quella fantasia non astratta.
Probabilmente molti di voi sanno che la Rowling nell\'immaginare le numerose creature che il coraggioso maghetto ha dovuto affrontare nelle sue avventure, si sia ispirata molto alla mitologia (greca soprattutto), e che molte delle parole in uso hanno derivazione latina. Tanto per fare qualche esempio: la pietra filosofale che nel primo libro si diceva donasse saggezza infinita e immortalità (per questo tanto desiderata da Voldermort), deriva da una leggenda medievale secondo la quale una alchimista avrebbe scoperto una pietra che aveva queste determinate proprietà; un altro esempio possiamo fare col basilisco, serpente gigantesco con cui il protagonista ha dovuto combattere nel secondo volume, anche di questo essere si trovano fonti abbastanza certe nella mitologia greca in cui viene descritto come un serpente (questo stesso nome infatti deriva dal greco basileus “re dei serpenti”) enorme del cui solo sguardo può uccidere un uomo ;anche la fenice è uno animale mitologico simbolo del sogno di immortalità sia per i greci che per gli egizi;e tanto per nominare l\'ultimo, l\'ippogrifo, altra figura mitologica greca derivante da ippos (cavallo) e gripos (grifone),raffigurato infatti come un essere dal corpo di cavallo e dalla testa di grifone,
In quanto alle parole possiamo nominare per esempio “nimbus”la tanto amata scopa di Harry che in latino vuol dire nuvola voloce, o dissenatori da dis+sennus (senza senno, animo, sentimento).
Di queste fonti l\'autrice ne ha dato certezze nel settimo e ultimo volume, nel cui è inserito subito dopo la dedica un brano di Eschilo tratto darle “coefore”.
Ma non è di questo che io mi sono preposta di parlare.
Il punto è: mediante la sua fantasia strabiliante che ha dato vita ad una trama ormai famosa in tutto il mondo, i suoi personaggi e gli avvenimenti che si susseguono, cosa ci vuole dire l\'autrice? Qual è il punto dove ci vuole portare a riflettere la Rowling? Qual è la morale? Il significato profondo? È tutta fantasia o c\'è un qualche rapporto con la realtà? Io sostengo di sì e tenterò di spiegare il perché .
Cosa ha protetto Harry da Voldermort? L\'amore della madre.
Cosa ha aiutato Harry a vivere per 17 anni se esisteva un uomo talmente potente che voleva ucciderlo? La magia che sua madre ha gettato su di lui come protezione, il suo umore e quello di tutti coloro che gli stavano intorno.
Cosa ha dato la forza e coraggio ad Harry sempre? L\'amicizia .
Quanti brutti momenti, morti dolorose, perdite scoraggianti si sono susseguite? Eppure ci sono sempre stati momenti di gioia.
Quanti pericoli correvano nello stare dietro Harry i suoi amici? Eppure sono quelli che ci stavano sembrava vivessero veramente.
“I veri amici sono tra di loro immortali perché vivranno sempre l\'uno dentro l\'altro”scrive la Rowling nell\'ultimo libro citando dei versi di William Penn (More Fruits of solitude).
Non vi sembra che ciò non sia tutta fantasia?
Voglio dire : non trovate un qualche rapporto con la realtà? Una certa morale?
Inoltre, cosa salva Harry alla fine? Cosa gli offre la possibilità di non soccombere?
La decisione di morire per la salvezza comune, per tutti, la sua umiltà nel non difendersi.
E Voldermort cosa rappresenta? Ad impatto si direbbe la morte, forse per il nome.
Oppure il male? Si, potrebbe essere, solo che lui nasce umano, ha un\'anima, e soprattutto delle debolezze, quelle che lui non accetta, odio di più: delle paure.
Secondo me questo personaggio rappresenta l\'uomo: quella parte cattiva dell\'uomo, quella prepotente, avide di potere, che crede di poter gestire tutto, anche la cosa di cui ha più paura: la morte, unica cosa che non può gestire, per questo unica cosa che teme, che lo riporta umano.
Come lui tutti i suoi seguaci, i deboli della società, coloro che temono l\'umana sorte.
E poi chi altro c\'è? Giusto! Il principe, il doppiogiochista! Colui che per amore e cambiato.
C\'è la saggezza in Silente, una saggezza apparentemente solida, appartenente a una persona sicura di ciò in cui crede, ma anche lui da umano è stato debole un tempo, è stato attratto dal potere, e se ne pentito, e si è ricreduto, e porta con sé il rimorso di questo suo attimo di debolezza.
E Harry? Chi è Herry?
Un adolescente,un qualsiasi adolescente con una storia un po\' particolare alle spalle, nelle cui sensazioni, frustrazioni ed emozioni tutti noi ci rispecchiamo.
“Solo un ragazzo potrà uccidere Colui-che-non-dev\'essere-nominato”
Come mai proprio ragazzo? Perché proprio a lui questo compito così arduo? Un compito che non si addice ad un mago alle prime armi, potenzialmente debole.
Forse perché la sua debolezza sarà la sua forza, la sua arma segreta? Forse perché la semplicità di un ragazzo faciliterà questo compito? Io penso di sì.
E penso anche che questo avviene anche nella realtà:quanti bambini e ragazzi superano momenti difficili molto più facilmente di quanto farebbe gli adulti? Pensiamo alle guerre, situazione di povertà, d\'abbandono da parte degli adulti e di molte altre situazioni di disaggio.
E ora trovata ancora tanta fantasia in Harry Potter? Accantonando la trama trovate un significato? Una morale? Qualcosa di molto simile alla realtà?
Io trovo che in Harry Potter si trovi l\'uomo in tutte le sue sfaccettature, la sua natura, le sue paure, i suoi sogni più reconditi, i sentimenti, contornata da una trama avvincente, una fantasia che lo rende spensierato, un po\' misterioso, tetro, leggermente spaventoso che lo rende irresistibile, assieme ad un modo di trattare i sentimenti umani perfettamente appropriato che lo rende dolce e amaro al tempo stesso tempo, in modo da poter raggiungere tutti con il suo messaggio e la sua fantasia, come solo la Rowling avrebbe saputo fare .
Del resto lei stessa dà conferma di ciò che in questo articolo ho tentato di spiegare, nel penultimo capitolo del ultimo libro della saga, dove per mezzo della voce dei suoi personaggi dice:
“Mi dica solo una cosa” disse Harry “E\' vero o sta solo accadendo nella mia testa?”
Silente gli sorrise illuminatamente, e la sua voce sembrava più forte e acuta nelle orecchie di Harry anche se la nebbia stava discendendo ancora, oscurando la figura.
“Ma certo che sta accadendo nella tua testa, Harry, ma perché dovrebbe significare ciò che non è reale?”. |